mercoledì 21 marzo 2012

CUSANO MUTRI, IL PAESE DEI FUNGHI



CUSANO MUTRI
BENEVENTO



VIAGGIO NEL 
PAESE DEI FUNGHI

  

Itinerari, Tradizioni, Cultura e un po’ di Storia


Cusano Mutri (BN) – “Ultima neve di primavera” –  Panorama da Sud con il Monte Mutria (1.823 m s.l.m.), che fa parte del massiccio montagnoso del Matese.

N.B.: Con questo "post" (o pubblicazione) viene qui riportato un libro di circa 10 anni fa, realizzato con una tiratura di 10.000 (diecimila) copie . 
Ho voluto realizzare questa pubblicazione nel mio "blog" perché il libro si esaurì in breve tempo ed è ora praticamente introvabile. 
Probabilmente questa pubblicazione suscita maggiore attenzione in coloro che sono nati e/o vissuti a Cusano Mutri, o lo conoscono per esservi stati. Però le numerose foto a colori e il gran numero di informazioni possono destare interesse e curiosità anche in chi non ha mai visto questo paese di montagna dell'alto Sannio beneventano.
Il libro qui di seguito riportato, all'epoca realizzato con ricerche e testi del sottoscritto (Emidio Civitillo), fu finanziato dal:


COMUNE DI CUSANO MUTRI
con il patrocinio di
AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE DI BENEVENTO

in collaborazione con

PRO LOCO CUSANESE


BANCA SVILUPPO


Pasta Russo


con il contributo di
REGIONE CAMPANIA – ERSAC – C.C.I.A.A. – COMUNITÀ MONTANA DEL TITERNO  CANTINA SOCIALE “LA GUARDIENSE” – CANTINA SOCIALE DI SOLOPACA - GAIATEL


Ringrazio il prof. Emidio Civitillo, anche a nome di tutti i cusanesi, per aver assecondato l’idea di tradurre in lettere la nostra terra, realizzando questa guida che darà modo a tanti di conoscere la storia, le tradizioni, la cultura e le bellezze di Cusano.
                                                                                                                               Il Sindaco 
                                                                                                Giuseppe Maria Maturo


A sinistra: un’immagine del “presepe vivente” più volte realizzato a Cusano Mutri (BN).
A destra: raduno di fuoristrada sul Monte Erbano a circa  1.000 m s.l.m. (sopra Civitella Licinio – frazione di Cusano Mutri), vicino al laghetto artificiale della “Piana del Campo”, utilizzato come abbeveratoio dagli animali allo stato brado.



 
prof. Emidio Civitillo
autore delle ricerche e dei testi di questa pubblicazione









si ringrazia per il materiale fotografico
l’arch. Domenico Florio – il geom. Pietro Iamartino – il fotografo Angelo Pascale

si ringrazia per la collaborazione
l’Istituto “J. F. Kennedy” di Cusano Mutri

grafica e stampa
TipolitoGrafica Nuova Impronta – Cusano Mutri (BN)

INFORMAZIONI: www.comunecusanomutri.it – tel.0824.862003  - 0824.862120





CENNI STORICI



Non tutti gli studiosi sono concordi sull’origine e sulla derivazione (etimologia) della parola “Cusano”. Secondo accreditati ricercatori, la parola “Cusano” significa roggia, fiumiciattolo, ad indicare che l’originario e più significativo insediamento abitativo si trovava lungo un piccolo corso d’acqua (forse quello di contrada Sorgenze, adesso praticamente ridotto quasi a secco a causa della captazione, circa mezzo secolo fa, della sorgente che alimenta l’acquedotto per il centro abitato ed alcune zone più o meno limitrofe). Mentre ”Mutri”, com’è facile intuire, deriva dal Monte Mutria, che nella toponomastica significa grugno, sopraelevazione, altura dominante.

Panorama da Sud - Il centro storico di Cusano Mutri (BN) è un antico borgo medioevale costruito su un grosso sperone di roccia, al centro di una valle a forma di conca circondata da una corona di monti.


Immagine ravvicinata della foto precedente.


Secondo altri studiosi, la parola “Cusano” deriverebbe dall’ebraico “chos”, che significa tazza, coppa, per ricordare la particolare forma della valle di  “Cusano”, a forma di conca circondata da una corona di monti, che determinano un forte dislivello (1.526 metri) tra il punto più basso del territorio cusanese (gola di Lavello, a 257 m s/l/m) e il suo punto più alto (sulla cresta del Monte Mutria, a 1.823 m s/l/m). Ma questa spiegazione del significato della parola “Cusano” non appare molto convincente, perché essa è stata usata anche per dare il nome ad un Comune della provincia di Milano (Cusano Milanino), che ha caratteristiche geografiche ben diverse da quelle di Cusano Mutri. 

Infatti Cusano Milanino si trova in pianura, a 10 km a Nord di Milano, però anch’esso su un corso d’acqua (il Seveso).

Notizie discordanti (e anch’esse poco convincenti) si leggono, ancora, sul fatto che Cusano Mutri possa essere l’antica “Cossa” del Sannio, da cui “Cosano”, distrutta dai Romani intorno all’85 a.C. unitamente a Telesia.

Fino all’unità d’Italia (1860) Cusano faceva parte della “Terra di Lavoro” (il casertano) e veniva identificato col solo nome “Cusano”. Da allora fu aggiunto Mutri.

Uno scorcio da Est del centro storico di Cusano Mutri, dominato dalla chiesa dei SS. Pietro e Paolo.


Personalmente ritengo che la spiegazione migliore del significato della parola Cusano sia contenuta nel DIZIONARIO DI TOPONOMASTICA (nomi geografici) - Edizione UTET, dove si legge tra l’altro che:


”Il toponimo “Cusano” riflette un nome di persona latino “Cusius”,  con il suffisso aggettivale – “anus” – ad indicare appartenenza”.



E ancora:… “Chi interroga i Cusanesi ne ha per risposta che la loro patria derivi da Cossa del Sannio; e questo paese, incognito pel sito, e appena nominato da Tito Livio (storico romano, 59 a.C. - 17 d.C.), se lo disputano in atavità Cusano Mutri, S. Agata dei Goti e anche Torrecuso, secondo il Mellusi. Già dicemmo che Cossa non poteva stare presso Torrecuso; ora diciamo che non intendiamo pronunziarci su Cusano; però la derivazione ci appare molto difficile”.

Questa cartina stradale consente di localizzare più facilmente Cusano Mutri, che si trova lungo la dorsale appenninica in provincia di Benevento, nel Matese.

Sulla carta geografica Cusano Mutri è posto a metà del segmento che congiunge Napoli a Termoli (CB). Il massiccio montagnoso del Matese, in cui si trova Cusano Mutri, è adiacente al triangolo geografico ai cui vertici si trovano le città di Benevento, Caserta e Campobasso. 

Cusano Mutri si trova in una zona a grande vocazione turistica, nota per le sue bellezze naturali: è stata definita la Svizzera del Sannio” e, più recentemente,  “La perla del Parco Regionale del Matese".

Cusano Mutri, uno scorcio del centro abitato visto da Est (dalla vicina Contrada Triterno, dove abita il sottoscritto)


Per la sue caratteristiche geografiche, la valle di Cusano Mutri, tutta cinta da monti piuttosto elevati, con non facile accesso fino a non molti anni fa, fece acquisire al paese, già in tempi antichissimi, la denominazione di “Castrum Cusani”, cioè di luogo fortificato. E il primitivo simbolo ideografico col quale veniva rappresentato Cusano (la lettera Q) derivava, appunto, dalla particolare configurazione topografica del territorio cusanese, contornato da una cerchia di monti avente un unico sbocco: la gola di Lavello.


LE BELLEZZE ARCHITETTONICHE E I MONUMENTI
Per visitare il borgo medioevale, si percorrono dei caratteristici vicoli lungo scalinate in pietra, tra cui il suggestivo “Vicinato Lungo”.


Da vedere Piazza Lago, in cui un tempo si accentrava la vita del paese. 
“Piazza Lago” con i resti del “castello marchesale”. La piazza si trova nella parte alta del borgo medioevale.

Via Municipio



“Piazza Lago”  con l’ingresso da Via Municipio.

Una volta qui si trovavano anche alcune botteghe, adesso vi sono un bar e qualche negozio. La piazza è dominata da un grande macigno, su cui sorgono ancora i ruderi dell’antico castello marchesale, distrutto nel 1780 in seguito ad una sollevazione popolare.
In un anfratto del macigno è riprodotta molto in piccolo la “Grotta di Lourdes”, sotto la quale si trova una bella fontana con una conchiglia pettinide. La presenza della conchiglia indica che la fontana era pubblica. 
Ad essa, cioè, poteva attingere tutto il popolo, mentre le fontane contrassegnate da un fiore erano private. Anche sulla piazza d’arrivo al paese, Piazza Orticelli, troviamo una fontana di pietra con conchiglia pettinide. 


In piazza Orticelli si trova, inoltre, il monumento ai caduti sul quale di recente è stata collocata un’aquila in bronzo in ricordo di quella già esistente fino alla seconda guerra mondiale. 
Via Spinazzola

L’antica porta medioevale denominata “Architrave”, nel “vicinato lungo”, che è una lunga scalinata in pietra tra le case del centro storico.


Parte della scalinata di Via Cerro, sempre nel centro storico.



Via San Giovanni, con la piazzetta successivamente ben sistemata e ammodernata, comunemente denominata "Piazza Roma".

Presepe permanente realizzato in Piazza Orticelli sul piano inclinato di una parete rocciosa.


A Nord/Ovest del centro abitato vi è una importante collina rocciosa, detta il “Calvario”, sulla cui sommità si trova la chiesetta di “Santa Croce”, costruita nel 1689 demolendo l’antico fortilizio longobardo, il “Castellaccio”, che era stato realizzato in un importantissimo luogo di vedetta sull’antica strada per Alife. 


La collina del Calvario, a qualche km a Nord/Ovest del centro storico.

Lungo la stradetta a serpentina che s’inerpica sulla collina del Calvario furono poste le stazioni della Via Crucis, ed, annesso al tempio, fu edificato un cenobio, abitato di tanto in tanto da qualche eremita.

Nella parte iniziale della stradetta a serpentina che sale lungo la collina del Calvario si trova la 1ª delle stazioni delle “Via Crucis".



Immagine ravvicinata della 1ª delle stazioni delle “Via Crucis” lungo la collina del Calvario.



 La chiesetta di Santa Croce sulla collina del Calvario

Degne di essere visitate, in quanto di antica costruzione, sono tutte le chiese. 


Altare della chiesa dei SS. Pietro e Paolo




Notizie certe su Cusano risalgono soltanto al 490 d. C., quando il Papa Felice III inviò un presbitero per officiare nella cappella del “Castrum”.

I primi feudatari di Cusano furono i Sanframondo. Seguirono altri feudatari dalla metà del 1400: De Vera, De Chiavellis, Gaetano, Colonna, Carafa, Del Tufo, Origlia, Monsolino, Barrionovo e Leone.


Chiesa di San Giovanni Battista




Nel 1584 don Guglielmo Origlia, signore di Cusano, permutò il suo feudo con quello di Faicchio, di cui era signore don Ferrante Monsolino, il quale spostò il campo delle sue battute di caccia dalle pendici di Mont’Acero a quelle più vaste del Monte Mutria, in quel tempo molto ricche di selvaggina (vi si trovavano orsi, camosci e persino caprioli, oltre a cinghiali autoctoni, ben diversi da quelli da ripopolamento, di provenienza centroeuropea, diffusisi nei nostri boschi negli ultimi decenni).

La caccia (il culto sacro a Diana) era infatti la sola occupazione che togliesse i signorotti dell’epoca dall’inattività e dalla pigrizia, e molte volte era motivo nel preferire a residenza un castello ad un altro.



Interno della chiesa di San Nicola




Colpisce ancora oggi il particolare dialetto cusanese, di cui non è stata ancora spiegata l’origine.
La particolare grammatica di questo dialetto trova qualche discreta somiglianza solo con quella del dialetto di Faicchio, che confina con Cusano Mutri, benché gli abitanti dei due Comuni non siano a stretto contatto, essendo i rispettivi abitati separati da una montagna piuttosto vasta ed imponente: quella di Mont’Erbano.
E’ probabile che in tempi antichi famiglie di pastori cusanesi abbiano frequentato il territorio di Faicchio per farvi svernare gli animali e, a poco a poco, vi si siano insediate, come è successo anche ad alcune famiglie di pastori pietrarojesi.
Ma non si può neanche escludere il percorso inverso, e cioè che, sempre anticamente, famiglie di pastori di Faicchio si siano spostate in territorio cusanese, alla ricerca di pascoli migliori, specialmente nei mesi estivi.


Cappella di Santa Rita nella chiesa di San Nicola

Chiesa di San Vito, alla periferia nord del centro abitato.




Chiesa della Madonna delle Grazie, all'ingresso sud del centro abitato.





Chiesa di Santa Maria del Castagneto, ad oltre 2 km dal centro abitato in direzione sud/est.




Altra immagine della chiesa di Santa Maria del Castagneto





Chiesa di San Giuseppe nell'omonima contrada, a 2 km circa in direzione Sudovest dal centro abitato.


La “Contrada San Giuseppe” di Cusano Mutri (BN), posta a poco più di 2 km dal centro abitato in direzione Sud-Ovest, anticamente denominata “Fortepiano” (di sopra e di sotto) e “Cavarena, oggi è detta San Giuseppe perché prende nome dall’omonima chiesetta. Questa, che rispetto alle altre di cui è punteggiata la conca cusanese è la più recente di fondazione, fu realizzata per volere e a spese del benestante Paolantonio Petrillo e di suo figlio il sacerdote don Nicolò.

Il territorio della “Contrada”, sebbene tutto coltivato, non era allora abitato stabilmente perché insicuro e il raggiungimento dal centro abitato presentava difficoltà. Nella seconda metà del ‘700, grazie anche alla costruzione della cappella, ebbe inizio nella “Contrada” anche una urbanizzazione rurale.

I due cleri di San Giovanni Battista (vasciä a Terra) e dei SS. Pietro e Paolo (nchèpë a Terra) si scontrarono aspramente anche a causa di questa “cappella”, che ricadeva nell’area appartenente alla parrocchia di San Giovanni Battista, ma i proprietari (Paolantonio Petrillo e suo figlio il sacerdote don Nicolò) erano della parrocchia dei SS. Pietro e Paolo.

Per capire meglio il perché delle aspre lotte tra i due cleri, è opportuno considerare che a quei tempi il provento della celebrazione di una funzione religiosa era molto ambito e fortemente concorrenziale tra i numerosi preti.

L’autorizzazione per la realizzazione del sacro corpo di fabbrica (la cappella), da parte della Curia Vescovile di Cerreto, con diversi divieti e vincoli, è del 20 ottobre 1745. La posa della prima pietra risale al 1° maggio 1746, in prossimità della festa dei SS: Apostoli Filippo e Giacomo. Ciò destò il malcontento del clero di San Giovanni Battista; malcontento che degenerò in rissa il 28 febbraio 1753, appena benedetta la cappella.

La S. messa non fu celebrata, giacché gli aventi diritto di patronato e i preti delle due parrocchie si azzuffarono; tutte le suppellettili dell’altare furono scaraventate via, con la rottura anche del crocifisso. Per fortuna il tutto finì senza spargimento di sangue, nonostante la presenza all’esterno della cappella di “cinque o sei persone che si trovavano qui con scoppette a grillo”.

Fra scomuniche, richiami, ammende e tribunali, si arrivò al 1759, anno in cui ne fu ordinata la chiusura per mancanza di “regio assenso”. L’autorizzazione indispensabile per la riapertura, date le pendenze legali, giunse 18 anni dopo, ovvero nel 1777, come si legge sull’ancora conservata lapide.

La schermaglia continuò anche dopo la morte del fondatore, sac. don Nicola Petrillo, avvenuta nel 1787, per sfociare in “calibrata” idea, appoggiata dal Decurionato. Cusano era sprovvisto di cimitero, la cappella c’era, bastava acquistare il terreno circostante della famiglia degli stessi fondatori, risolvendo così la spinosa questione di S. Giuseppe. Nel 1838 l’esproprio fu notificato al sig. don Antonio Petrillo, ma questi, uomo colto, presentò motivata opposizione bloccando l’iniziativa.

Nel 1869 si stabilì la costruzione del camposanto a Rialto, ma gli avanzati lavori furono successivamente bloccati per lite giuridica con l’appaltatore e sopravvenuta frana. Così nel 1881 si ricominciò a considerare ed agire per sottrarre la chiesetta al clero “o nchèp a Terra”, che nel frattempo continuava negli abusi economici a danno dell’altra parrocchia.

Nel frattempo fu ampliato il fabbricato (che acquisì la connotazione attuale); ampliamento benedetto il 28 aprile 1882 con la costituzione di una Confraternita.

L’8 luglio 1884 la Curia di Cerreto determinò che S. Giuseppe dipendeva dalla giurisdizione di S. Giovanni Battista. Ne scaturirono agitazioni che portarono alla sospensione delle funzioni e poi alla chiusura della cappella stessa.

La riapertura avvenne il 17 aprile 1887. Nel contenzioso tra le parrocchie si giunse quasi ad un accordo. Nel 1889 fu riaperto il cantiere x Realto, ovvero dell’attuale cimitero. Anche i vecchi “sostanziosi”, eredi del fondatore, erano morti; dei tumulti avvennero ancora nel 1893, ma furono sedati dalla Curia con lo scritto “ … il Patronato dei Petrillo sarebbe andato in fumo come è andata in fumo la dotazione della Cappella”.

Con il nuovo secolo cambiarono i tempi e gli interessi, raggiungendosi così una relativa tranquillità. L’odierno prospetto della chiesa, come pure il perpendicolare raccordo viario con la provinciale, sono della prima metà del ‘900.

Attualmente la chiesetta è officiata: vi si venerano S. Biagio (3 febbraio), e la Madonnella (8 settembre). La festa solenne del Santo titolare (San Giuseppe), che si effettuava la terza domenica dopo Pasqua sin dal 1753, da pochi anni è stata spostata alla seconda domenica di maggio.
Da appunti realizzati nel 2001       


LA FRAZIONE  “CIVITELLA LICINIO”

Nella valle di Cusano, all’estremo limite Sud/Ovest, si trova, coi suoi circa 800 abitanti, Civitella Licinio, frazione di Cusano Mutri, anch’essa di antichissima origine.
Panorama da Nord/Ovest di Civitella Licinio (frazione di Cusano Mutri) con il Monte Cigno.


Facendo ruotare in senso orario di 45° la foto precedente (panorama da Nord/Ovest di Civitella Licinio con il Monte Cigno), si evidenzia ancora meglio come il profilo dell’immagine del Monte Cigno assomigli a quello di una persona.


Il nome "Civitella" si trova nei documenti medioevali e sta ad indicare un piccolo abitato sul Monte Cigno; una “civita” abbandonata e sconosciuta.
L’appellativo “Licinio” sarebbe una storpiatura, originata pare nel 1811 dalla Commissione Feudale, che chiamò il paese Civitella Lucinio, con evidente ed arbitraria forzatura italiana del dialettale Civitella (de) lu Cignu, ossia Civitella del Cigno, dal nome del monte su cui si trovava.
Il termine “Licinio” venne aggiunto per legge nel 1863, con il chiaro scopo di evitare confusione con altri paesi o abitati, anch’essi chiamati Civitella.
La "Fontana del Campo" si trova sul Monte Erbano a 1.233 metri s.l.m.. Si Può raggiungere anche da Civitella Licinio.

I tre campanili scolpiti sulla “Fontana del Campo”.


Civitella fu letteralmente rasa al suolo dal catastrofico terremoto del 5 giugno 1688 (era sabato di Pentecoste (48 giorni dopo Pasqua), a ventunora: dall’orario convenzionale medioevale, corrispondente, ai primi di giugno, alle ore 17 circa), con molte vittime.
Pare che l’epicentro del terremoto, del massimo grado della scala Mercalli, fosse stato localizzato proprio a Civitella, che, per la sua totale distruzione a causa del terribile sisma, secondo un cronista dell’epoca, si presentava “come mai fosse esistita”.
Cusano Mutri, per la particolare natura geologica del suo sottosuolo (vedi anche formazione di Cusano nei trattati di geologia), non fu distrutto, a differenza dei centri abitati dei comuni circostanti, da quel terribile terremoto, per cui conserva l’originaria struttura urbanistica e un’architettura di gran lunga più antica.


Altra immagine della "Fontana del Campo", con l'importante abbeveratoio per gli animali allo stato brado, su una montagna povera di acqua.


Civitella Licinio, benché frazione di Cusano Mutri, ha un dialetto ben diverso da quello del capoluogo e delle sue contrade. Il dialetto di Civitella è molto simile a quello di Cerreto, di cui fu casale.

Nell’ottobre 1943, abbattuti i ponti della strada Cerreto – Cusano (quello sul torrente Turio, nei pressi di Cerreto e quello di Lavello, sul Titerno), Civitella restò isolata con Cusano e Pietraroja, e si salvò così dalle distruzioni della Seconda Guerra Mondiale che invece colpirono duramente altri centri del Sannio beneventano.



 Donne in zona rurale.

 Abitazione rurale in stato di abbandono a causa dell'emigrazione.



Località "Piperna" - Altra caratteristica abitazione rurale in stato di abbandono, posta alla base di un costone roccioso.




“Pesco di Civitella”, detto anche “i murronë” dagli abitanti della frazione. Si tratta di un enorme sasso isolato (in una zona pianeggiante), sormontato da una casetta ben adatta a quell’enorme sasso, che si trova, all’altezza di Civitella Licinio, vicino alla nuova strada di collegamento (la bretella) tra Cusano Mutri e Cerreto Sannita e che costituisce una vera e propria attrazione.

Altra immagine del “Pesco di Civitella”, detto anche “i murronë” .



Il vecchio e importantissimo ponte nei pressi della località Pescu (o Piscu) ‘mpis’ (macigno in bilico) sul Titerno che, quando le Contrade “Pezza di Perno”, “Raone” e “Potete” non avevano strade rotabili (fino a pochi decenni fa), consentiva agli abitanti di quelle contrade di raggiungere a piedi in località Pescu (o Piscu) ‘mpis’ la strada provinciale Civitella – Cerreto. 
Il ponte si trova nei pressi dell’ingresso nord della Galleria del Cigno, realizzata nell’anno 2.000 sull’attuale strada provinciale Cerreto – Cusano.
Altra immagine del vecchio ponte Pescu (o Piscu) ‘mpis’ sul Titerno 





LE ATTIVITÀ ECONOMICHE


La conca di Cusano Mutri si estende per oltre 6.000 ettari, con un’altimetria che va da un minimo di 257 m. (ponte di Lavello, ai 400 m. del centro abitato di Civitella Licinio, ai 450 m. del centro abitato di Cusano Mutri, fino ai 1823 m. del Monte Mutria, la terza cima del Matese, dopo Monte Miletto (2050 m.) e la Gallìnola (1923 m.), chiamata l’æsërë o Matésë in dialetto di Cusano Mutri.

La popolazione nel 1532 era di 135 fuochi, segno che la proprietà era abbastanza diffusa. Il numero aumenta ancora fino ai 472 proprietari tassati nel 1669, segno che la peste del 1656 non aveva scalfito la popolazione. Nel 1861 gli abitanti erano 3.944, senza Civitella, e nel 1871, con Civitella, erano 4.769. Nel 1984 erano 4.485 e al 31 agosto 2001 se ne sono contati 4.39


Pastore a cavallo con il suo gregge, in una zona piuttosto remota, nei pressi di un ormai raro  "fienile primitivo" (in dialetto locale chiamato "méta"), realizzato per conservare il fieno sistemandolo intorno ad un palo.


L’economia, fino a qualche decennio fa, è stata essenzialmente agrario-pastorale. Si coltivavano principalmente frumento, granoturco, patate e legumi, oltre ad un abbastanza significativa coltivazione della vite e un po’ meno dell’ulivo.
Adesso tali coltivazioni sono ridotte al lumicino, specialmente quella della vite, a causa del clima con temperature troppo basse per quest’ultima coltivazione, per cui molte persone preferiscono, all’epoca della raccolta, comprare l’uva nei Comuni più a valle per farsi il vino nella propria abitazione, con proprie attrezzature.


Considerevole è, invece, la produzione delle castagne, di funghi e fragole di bosco e di origano.
L’allevamento, soprattutto di ovini, era in passato molto diffuso. Si praticava la transumanza verso la Puglia e ancora oggi sono visibili tracce degli antichi “tratturi”, larghi circa 60 passi, che venivano percorsi due volte l’anno: in autunno verso la pianura, e in primavera verso la montagna.
Ovviamente era fiorente la produzione della lana e dei panni-lana. 

Bovini allo stato brado sui vasti monti di Cusano Mutri.



Irrorazione di un campo di patate. 

Sono stati moltissimi (e lo sono tuttora) i cusanesi che, per lavoro, hanno conosciuto l’emigrazione, negli ultimi decenni soprattutto verso la Svizzera e la Germania. Hanno fatto grossi sacrifici, però si sono assicurati una retribuzione decorosa, hanno imparato mestieri diversi e nuovi e, perché no, hanno anche acquisito la mentalità più evoluta del Paese ospitante.
Le rimesse degli emigranti sono state importanti per l’economia cusanese: al posto delle vecchie e a volte malridotte abitazioni sono sorti nuovi e moderni fabbricati, dotati di ogni comfort.

La pur modesta agricoltura è stata meccanizzata e sono sorte decine di imprese artigiane: per lavori edili, per la lavorazione del marmo e della pietra, del ferro, dell’alluminio, della plastica e di prodotti affini, del legno, del vetro, e così via.
La bravura degli artigiani cusanesi, che hanno imparato anche all’estero, viene oggi apprezzata non solo nei comuni circostanti, ma anche nelle regioni limitrofe.

Canestri al mercato, importanti prodotti dell'antico artigianato locale .
  

Cusano Mutri ripone nel turismo buona parte delle sue speranze di sviluppo. In questa ottica va visto l'ottimismo dei cusanesi nei confronti della” bretella” in costruzione, che consentirà, finalmente, collegamenti veloci con la Valle Telesina. 
Abbiamo più innanzi accennato al primitivo simbolo ideografico col quale veniva rappresentato Cusano (la lettera Q), che derivava dalla particolare configurazione topografica del territorio cusanese.
La strada che passava per Lavello era però una mulattiera, che saliva lungo la sponda sinistra del Titerno fino al “Pesco di Civitella” detto anche “i murronë” dagli abitanti della frazione: quella specie di sasso isolato (in una zona pianeggiante), sormontato da una casetta (ben adatta a quell’enorme sasso), che si trova, all’altezza di Civitella Licinio, vicino alla nuova strada di collegamento (la bretella) tra Cusano Mutri e Cerreto Sannita e che costituisce una vera e propria attrazione.
La strada rotabile tra Cerreto Sannita e Civitella Licinio, e quindi nella gola di Lavello, è stata realizzata in tempi relativamente recenti: tra il 1861 (anno di inizio) e il 1876 (anno di ultimazione e collaudo). 
Ma è sempre stata una strada a rischio di caduta di massi dai costoni rocciosi sovrastanti: negli anni ’80 (poco meno di venti anni fa) fu, per un certo periodo, addirittura chiusa al traffico proprio a causa della caduta di grossi massi staccatisi dalle pareti rocciose a monte della strada. Ciò fece accelerare la ricerca di soluzioni alternative e si avviò la realizzazione dell’attuale tratto di bretella (ancora in costruzione), galleria del Cigno compresa.


LA SAGRA DEI FUNGHI


Tipici funghi porcini che crescono nelle faggete, in montagna.
Giovane “mazza di tamburo”, uno dei funghi più raccolti.



“Mazza di tamburo” già sviluppata.

Il cappello della “mazza di tamburo” è la parte che viene utilizzata in gastronomia. Ottimo il  sapore di questo fungo, specialmente se cotto alla griglia.

Cliccare su SAGRA DEI FUNGHI 2015, per visualizzare notizie e immagini di questa sagra.


La sagra dei funghi a Cusano Mutri è l’appuntamento per eccellenza di fine estate per decine di migliaia di visitatori provenienti da ogni parte d’Italia per gustare gli svariati piatti a base di funghi che vengono loro offerti:


-      gnocchi,
-      tagliatelle,
-      risotto,
-      polenta e lasagne ai porcini,
-      zuppetta di funghi misti,
-      arrosti,
-      pizze e bruschette con salsa di porcini,
-      porchetta farcita di funghi,
-      rustici ripieni,
-      funghi impanati,
-      spezzatino ai funghi
-      ….. e tanti altri ancora.



Ma la sagra non è solo gastronomia, 
-      è anche cultura con le numerose mostre che vengono allestite,
-      è svago con gli spettacoli,
-      è ricerca di genuinità con la mostra - mercato dell’artigianato e dei prodotti tipici locali, dove è possibile acquistare:
-      miele,
-      origano,
-      liquori di fragole e di erbe,
-      nocillo,
-      formaggio pecorino,
-      attrezzi da cucina,
-      svariati oggetti in legno lavorato a mano,
-      canestri in vimini di ogni misura,
-      mortai in pietra,
-      ceramiche,
-      ricami,
-      lavori a maglia,
-       ecc..
E poi … tante altre cose da scoprire.

Il Boletus regius (porcino reale), molto ricercato, è una varietà di funghi porcini.




L’ovolo buono (Amanita caesarea) è uno dei più apprezzati e ricercati funghi commestibili, da molti consumato anche crudo con insalata.
Al contrario di molte specie fungine che necessitano di umidità elevata, questa specie predilige un clima secco.
La sua prelibatezza indusse gli antichi Romani a definirlo "Cibo degli Dei" ed a tutelare i boschi in cui si riproduceva.


Insomma la Sagra dei funghi è una manifestazione di grande richiamo a Cusano Mutri. La manifestazione ha acquistato, nel corso degli anni, una notorietà sempre crescente, tanto che, negli ultimi anni si sono superante anche le 100.000 presenze.
Dalla primavera inoltrata fin quasi alla fine dell’autunno, nei vastissimi boschi di Cusano Mutri, si trovano molte specie di funghi: innanzi tutto il porcino, poi l’ovolo buono, il galletto o gallinaccio, la mazza di tamburo, lo spinarolo (detto anche “virno”), il prataiolo, lo steccherino dorato (detto anche “cardarella”), la famigliola, le manine (dette anche “titelle”), le russule e la vescia, tanto per citare i funghi più raccolti.

Seguono diverse foto di Cusano Mutri (BN) con sottofondo musicale tratto dalla canzone “Cusanarella”.


Per vederle, cliccare su:









LA SAGRA DELLE CASTAGNE


Castagne nei cardi 

La sagra si svolge nella frazione Civitella Licinio ed è un’altra tappa costante di incontro di inizio autunno per gli amanti dei prodotti genuini del bosco.  



Un castagneto, uno dei tanti che si trovano soprattutto nelle fasce pedemontane della zona.

L’esperienza maturata negli anni ha consentito di migliorare sempre più l’organizzazione e di offrire prelibatezze culinarie a base di castagne sempre più gustose, tra le quali: panzarotti, cannoli, tronchetti, ballotte, caldarroste, castagne del prete; queste ultime sono estremamente pregiate e ricche di sapore, un vero vanto dei castagneti di Civitella Licinio. 



Esposizione di varietà di castagne alla sagra





L’INFIORATA


Un’altra manifestazione tradizionale di Cusano Mutri che il visitatore attento non potrà farsi sfuggire è l’Infiorata del Corpus Domini, che viene realizzata da un folto ed entusiasta gruppo di cusanesi (ma anche da persone provenienti da paesi vicini), sotto l’egida della Pro Loco Cusanese e dell’amministrazione comunale, e che vede sempre una buona partecipazione di giovani.


Tappeto floreale nella piazza princiale del paese (Piazza Orticelli) 




Tappeti floreali



Nel giorno della manifestazione è possibile ammirare, però, solo l’atto conclusivo, il risultato finale, tra l’altro molto efficace, di un lavoro durato alcune settimane, iniziato con la presentazione, da parte di diversi gruppi organizzati, di vari bozzetti ad una commissione giudicante, e proseguito con la ricerca e la raccolta di fiori, foglie, bacche, grano, terra e di tutto ciò che può essere utile alla realizzazione delle opere.
Fin dalle prime ore del mattino le strade e le piazze del paese brulicano di colori, di profumi, di artisti indaffarati, armati di insospettabile fantasia e buona volontà, i quali, (dopo molte ore di appassionato e paziente lavoro) sanno offrire agli occhi dei compaesani e dei numerosissimi turisti presenti, uno spettacolo veramente suggestivo per colori e forme, degna cornice della solennità della festa.
Agli occhi del turista si mostrano tappeti di fiori, le cui diverse sfumature formano preziosi ricami, paesaggi, volti, stemmi, disegni ispirati alla pace, mosaici che ricordano le vetrate delle chiese, mentre tappeti e lenzuola finemente ricamati vengono esposti dalle finestre e dai balconi delle case, ed altari occasionalmente improvvisati vengono eretti nei luoghi dove la processione religiosa, altro momento solenne della giornata, dovrà sostare: insomma una vera e propria mostra a cielo aperto.


Tappeto floreale


Tappeto floreale





LA SPINA SANTA 


La chiesa di San Giovanni Battista di Cusano Mutri possiede una Spina da sempre ritenuta provenire dalla corona di Cristo.
Si tratta di una ramnacea lunga circa due centimetri e mezzo, di cui uno infisso in un cannello per ancorarla.
E’ tradizione che questo aculeo ligneo, insieme ad altri due, sia stato portato da un crociato, tal Barbato Castello, di ritorno dalla Terra Santa.
Nel 1693 la Spina diventò due volte di colore rosso vivo come una candela accesa. Ciò accadde ugualmente per due volte il 3 febbraio del 1710 durante la processione di sant’Onofrio.
Un altro miracolo lo troviamo descritto in modo dettagliato nell’atto notarile del 3 agosto del 1805. In quel giorno, poiché era ancora in atto il terremoto cominciato il 26 luglio, si fece una processione di penitenza, trasportando la “Spina Santa”, un altro ostensorio con la reliquia del Legno della S. Croce e la statua della Vergine Addolorata al “Monte Calvario”. Giunti lì, mentre si impartiva la benedizione con detta reliquia, la punta di questa divenne bianca, come se stesse per fiorire.
La processione penitenziale, molto commovente, viene ancora perpetuata il 3 agosto.

Reliquiario a forma di ostensorio in cui è custodita la “spina santa” di Cusano Mutri; esso è di argento massiccio, cesellato, che risale ad alcuni secoli fa. La “spina” è una ramnacea lunga circa due centimetri e mezzo, di cui uno infisso in un cannello per ancorarla.


FAUNA E FLORA

L’ambiente naturale di Cusano Mutri è caratterizzato da una catena montagnosa con estesissimi boschi e suggestivi paesaggi che richiamano sempre più turisti e appassionati della montagna, specialmente nell’area di Bocca della Selva, dove è possibile arrivare agevolmente in macchina. 
Ma vi sono zone forse ancora più interessanti per turisti e visitatori. Si pensa di valorizzarle individuando e riscoprendo vecchi sentieri, creando anche un gruppo di accompagnatori (conoscitori ed esperti) che rendano sicure e ancora più interessanti le escursioni.
 Dato l’ambiente prevalentemente montagnoso di Cusano Mutri, ricco di boschi, non può non avere rilevanza la fauna selvatica, che può spaziare su un territorio molto vasto che si estende anche nei Comuni limitrofi, fino ad interessare tutto il Massiccio del Matese e le zone circostanti.

Gli animali più conosciuti nel territorio di Cusano Mutri sono:
-     - il lupo

-     - il cinghiale

-     - la lepre


      La Lepre – Questo selvatico, attivo solo di notte, a differenza del coniglio a cui assomiglia, non ha la tana, per cui di giorno si nasconde nei cespugli e, se necessario, sfrutta la sua notevole velocità nella corsa per sfuggire ai predatori.

   
   - la volpe


Maschio di "volpe rossa" (vulpes vulpes)
-     il tasso (meles meles)
-     la martora
-     la faina


    Di questi tre mustelidi, il tasso (meles meles) è il più grande (ha un peso che in media oscilla tra 10 e i 16 kg). 
  La martora è simile alla faina, però mentre la martora (martes martes), che pesa in media meno di 2 kg, ha un muso lungo e appuntito, una pelliccia di colore uniforme e una visibile macchia gialla sulla gola, la faina (martes foina), che pesa poco più di 2 Kg, si riconosce subito da tutti gli altri mustelidi della fauna italiana per la grande macchia di colore bianco candido che ha sulla gola; macchia che si biforca centralmente estendendosi lungo la fascia interna degli arti anteriori.

Martora su un albero in cerca di prede
-     la donnola
-     la puzzola
-     il riccio
-     il gatto selvatico
-     la coturnice
-     la ghiandaia
-     la gazza ladra
-     il colombaccio

Faina che ha catturato un tordo
-     la tordela
-     il merlo
-     il picchio verde
-     il picchio rosso
-     la cornacchia grigia
-     il corvo
-     la poiana
-     il falco pellegrino 



   Il falco pellegrino è presente in discreto numero e nidifica sulle pareti rocciose delle montagne di Cusano Mutri.

-     il gheppio
-     la civetta
-     l’assiolo
-     il gufo comune
-     un gran numero di uccelli migratori, 
     sia in estate che in inverno
Il "gufo comune" (peso 250 - 300 gr) è ben più piccolo del “gufo reale”, che arriva a pesare 3.260 gr.



Il Gufo reale, assai più grande del gufo comune, è raro, ma è comunque presente in zona







Il lupo, che non si è mai estinto in quest’area, è in sensibile ripresa numerica. Specialmente in passato ha procurato non poche preoccupazioni (e non pochi danni) ai pastori per i continui assalti soprattutto alle greggi di pecore.
Negli ultimi tempi, ed anche attualmente, il fenomeno si va ripetendo, però sembra che i responsabili di tali assalti non siano soltanto i lupi, ma anche i cani rinselvatichiti.bili di tali assalti non siano soltanto i lupi, ma anche i cani rinselvatichiti.

Lupo solitario



Coppia di lupi. Da notare i due sguardi: uno furbo e l’altro misterioso.

Il cinghiale trova anch’esso il suo habitat ideale in questa zona e vi è abbastanza diffuso, ma si tratta di una razza introdotta a scopo venatorio. Fino alla prima metà dell’800 (diciannovesimo secolo) vi era abbastanza diffusa una razza autoctona, che poi si estinse. Ancora oggi, dai racconti degli anziani, vengono ricordati particolari che confermano la presenza del cinghiale nel passato. 

Si racconta, ad esempio, che più volte furono trovati resti di cinghiale (specialmente le zampe) nei pressi di tane di lupi.


Il cinghiale ha abitudini notturne. Di giorno sta sempre ben nascosto nel bosco.
Sempre dai racconti degli anziani si è appreso che sui monti di Cusano Mutri, nei dirupi che si trovano tra la “Costa del Monaco” e “Le Macchie”, è vissuto fino all’800 il camoscio (chiamato in dialetto cusanese “crapiæ”).

Probabilmente si trattava della stessa razza di camoscio (rupicapra ornata) che vive ancora nel Parco Nazionale d’Abruzzo. Come il cinghiale autoctono, anche il camoscio fu oggetto di quelle prime, rudimentali forme di caccia che allora venivano praticate da poche persone, con armi e munizioni che oggi vediamo nei musei. Si dice che sulle montagne di Cusano Mutri, in tempi passati, sia vissuto anche il capriolo, ma su questo selvatico non si hanno notizie precise.

Assieme al cinghiale autoctono e al camoscio si estinse anche l’orso, che  fu quasi certamente lo stesso tipo di orso (marsicano) che viene oggi protetto nel già citato Parco Nazionale d’Abruzzo. 
Nei pressi della mulattiera che lungo il ripido pendio della “Costa del Monaco” sale a Fontana Paola dalle Contrade San Felice e Cerracchito, c’è una piccola grotta che viene denominata la “tana dell’orso, a conferma della presenza del plantigrado, nel passato, sui monti di Cusano Mutri.


L’aquila reale (aquila chrysaëtos) è sicuramente uno dei fiori all’occhiello dei monti del Matese, in cui si trova Cusano Mutri, ma non sono pochi coloro che ancora non sanno che sul massiccio del Matese vivono alcune aquile reali.
Certo, non abbiamo più quelle diverse coppie nidificanti presenti fino alla metà del secolo scorso, ma non è poco registrare ancora oggi la presenza di una coppia fissa nidificante ed altri esemplari di “aquila reale”, soprattutto giovani aquile in cerca di un territorio da occupare, che spesso vagano in altre zone del Matese.
Un minimo di vigilanza sarebbe cosa non solo preziosa, ma addirittura indispensabile, per assicurare la sopravvivenza di questo splendido rapace.


Si ha in progetto di curare, anche se non in tempi brevissimi, visto l’impegno e l’accortezza che il problema richiede, la reimmissione e la tutela di specie rare, peraltro presenti fino a pochi decenni fa, come la coturnice (o pernice grossa), l’aquila reale (di cui sono ancora visibili, in buono stato su cence di burroni al riparo da intemperie, nidi abbandonati), il gufo reale, un rapace notturno di ragguardevoli dimensioni, capace di predare anche animali come la volpe (il che è tutto dire). Il gufo reale, detto anche “bufù” in dialetto cusanese per il suo tipico verso, è stato sicuramente presente fino agli anni ’50 a maurégl’, nell’area di Fontana Stritto (e della vicina contrada Cerracchito), nei cui anfratti rocciosi, riparati dai venti freddi, si nascondeva durante il giorno, essendo attivo solo di notte.
La coturnice (la varietà appenninica: alectoris graeca graeca), molto diffusa fino agli inizi degli anni ‘60, è divenuta ormai rara. Solo opportunamente protetta e attraverso un’accorta politica di reimmissione (il che è possibilissimo), si potrà vederla insediata di nuovo e stabilmente.

Una coturnice (alectoris graeca) fotografata con il teleobiettivo.




Coturnice a confronto con il merlo, che è uno degli uccelli più noti.
Rara foto di un gruppetto di “coturnici appenniniche” pure (alectoris graeca graeca).


La coturnice (alectoris graeca), detta anche pernice grossa, è un uccello galliforme della famiglia dei fasianidi. E’ come un piccolo pollo selvatico dai colori molto belli e vive a terra sui pendii montagnosi soleggiati, in gruppi (brigate) in media di 10  elementi, che tendono subito a riunirsi se, per un motivo qualsiasi (minacciati da un predatore o altro), dovessero disperdersi con fuga precipitosa a piedi o in volo. La coturnice è lunga 35 centimetri e pesa, in media, dai 600 ai 900 grammi.

Anche la coturnice è una pernice. Altre pernici sono: la pernice rossa (alectoris rufa), la pernice sarda (alectoris barbara), la pernice bianca (lagopus mutus) e la starna (perdix perdix), detta anche pernice grigia. In Italia sono presenti 3 sottospecie di coturnici: la coturnice delle Alpi (alectoris graeca saxatilis), la coturnice appenninica (alectoris graeca graeca) e la coturnice di Sicilia (alectoris graeca whitakeri).

Come già detto, la coturnice vive a terra, dove si sposta, all’occorrenza, specie se minacciata, di pedina a notevole velocità e, se necessario, si lancia in volo fulmineo lungo i pendii montagnosi, quasi sempre in discesa, dato il notevole peso in rapporto alla superficie delle ali, che sono piuttosto strette ma robuste. Il volo, allo stacco da terra, è molto rumoroso, poi prosegue con una lunga e veloce planata verso il basso (picchiata), e a volte termina con una lunga risalita, quasi sempre in un punto invisibile dal punto di partenza e posto a rispettosa distanza da quest’ultimo. Si ciba di erbe, semi, germogli, insetti e bacche. Le uova, in media da 10 a 14, vengono deposte in una depressione del terreno al riparo di un sasso o addirittura sotto di esso, dove ha ricavato, spostando la terra, una piccola e  protetta nicchia, oppure al riparo di una siepe. La piccola buca (o depressione) viene ricoperta di erbe secche, foglie e muschio, in modo da formare un comodo nido, dove covare con cura le numerose uova.

La coturnice predilige i pendii montagnosi con vegetazione arborea assente o scarsa, spostandosi, durante la stagione calda, fino alla sommità dei nostri rilievi appenninici e fino ai 3000 metri sulle Alpi. Essa sta tornando sui nostri monti, dove, come già precisato, è stata abbondante fino agli anni ’60 e dai quali è scomparsa sia a causa di un’epizoozia (malattia infettiva) che di una poco accorta gestione del patrimonio faunistico.


A tutela della fauna selvatica occorrerà ovviamente, sia pure gradualmente (ma con determinazione), prestare grande attenzione all’effettivo rispetto del divieto di caccia, specialmente nelle zone protette.
Nell’introdurre l’argomento “FAUNA E FLORA DI CUSANO MUTRI - BREVI NOTE”, è stata sottolineata la ricchezza di boschi del territorio cusanese.
L’altimetria, come già detto, va dai poco meno di 300 metri del Ponte di Lavello ai 1.823 metri della vetta del Monte Mutria. Pertanto nel territorio cusanese sono comprese diverse zone climatiche: il “lauretum”, che si spinge fino ai 600 metri circa di altitudine; il “castanetum”, dai 500 ai 1.000 metri di altitudine; il “fagetum”, dai 1.000 metri circa fino al limite della vegetazione arborea.

Trota viva fotografata nel suo ambiente naturale da mio figlio Andrea. La foto fu scattata nell’alto Titerno, che nasce dai monti di Pietraroja, scende nella conca di Cusano Mutri e, dopo aver attraversato vari altri comuni, costituisce un affluente di sinistra del fiume Volturno.

Questa trota venne misurata recuperando una foglia di biancospino sull’acqua in cui essa si trovava. 

Rapportando la misura grafica a quella effettiva della foglia, ed essendo nota anche la misura grafica della trota, fu possibile ottenere la misura effettiva della trota ricorrendo alla seguente proporzione:

Misura grafica della foglia di biancospino
:
Misura effettiva della foglia di biancospino
=
Misura grafica della trota
:
X
(misura effettiva della trota)
cm 1,2
:
cm 2,4
=
cm 22,8
:
X



X =
22,8 x 2,4
= cm 45,6
(misura effettiva della trota)
1,2




Foto scattata in montagna, in un bosco di "faggi" della zona.


Nella zona climatica più bassa (il “lauretum”) troviamo una vegetazione legnosa che a volte si spinge fino alla zona del “castanetum” ed è costituita prevalentemente da:
-      salicacee,
-      pioppo,
-      ontano nero,
-      orniello,
-      frassino,
-      noce (juglans regia),
-      noce nero (juglans nigra, originario del Nordamerica, di recente introduzione),
-      il carpino bianco (carpinus betulus, alto fino a  25 m.),
-      il carpino orientale o "carpinella", in dialetto chiamato “scorbo” (quasi sempre di dimensioni arbustive, perché si sviluppa poco),
-      il carpinello (detto anche carpino nero),
-      il nocciolo,
-      il ciliegio,
-      la quercia (nelle quattro varietà più note nella zona: la farnia (dal legno molto pregiato, dialettalmente chiamata “èschë”), il cerro, la roverella (dialettalmente “cerqua”) e il leccio o elce (in dialetto chiamato “ìuc’ë”),
-      il tiglio (le varietà spontanee nella zona sono due: tilia cordata, detto anche tiglio selvatico o di montagna o a foglia piccola e tilia platyphyllos, a foglie più larghe e a chioma più espansa; la principale caratteristica che distingue queste due varietà di tiglio è costituita dalla presenza di una peluria arancione sulla pagina inferiore della foglia del tiglio cordato),
-      il sorbo,
-      l’acero riccio (acer platanoides),
-      l’acero di monte (acer pseudoplatanus, si distingue dal platanoides anche per i fiori che sono penduli anziché eretti),
-      l’acero campestre (oppio o, dialettalmente, “occhië”),
-      l’acero americano (Negundo, di recente introduzione),
-      l’ippocastano (nei giardini).
  Ovviamente nel “castanetum” l’albero tipico è il castagno da frutto, così come nel “fagetum” è il faggio. 
  Assieme a quest’ultimo, che tende a formare boschi puri (in ambiente piuttosto fresco e umido, per cui subisce incendi assai raramente), troviamo di tanto in tanto l’acero di montagna (acer pseudoplatanus, detto anche acero Sicomoro), l’agrifoglio e il tasso (taxus baccata).


Orchidee sui monti di Cusano Mutri




Stelle alpine fotografate sul Monte Mutria



I DINTORNI DI CUSANO MUTRI 

A chi sale da Cerreto Sannita verso Cusano Mutri, uscendo dalla galleria di Monte Cigno, appare uno scenario naturale piuttosto suggestivo e decisamente diverso da quello che si è lasciato alle spalle: intorno al fondovalle, che i presenta pianeggiante solo per un certo tratto lungo il Titerno, il che ha consentito di recente la realizzazione di una moderna strada di collegamento (la “bretella”), si estende un ameno (quanto irregolare) ambiente collinare, abitato, nelle campagne, con case sparse e nella maggior parte dei casi isolate, da circa i due terzi della popolazione di Cusano.

Intorno alla valle a forma di conca s’innalza una cerchia di monti piuttosto imponenti, che si fanno ammirare oltre che per l’altitudine, anche per le particolari asperità (ripidi e lunghi costoni rocciosi, pareti con lunghi strapiombi, grossi speroni di roccia, burroni, altopiani, profondi canyon, ecc.), per le ottime sorgenti, per i panorami sempre più vasti che si possono vedere a mano a mano che si sale in quota, per il verde dei boschi diffusi ovunque e per la bellezza del paesaggio, che nei mesi più freddi si può, dal fondovalle, osservare innevato oltre una certa quota anche per mesi.

Tutto ciò ha contribuito a far meritare a Cusano Mutri, da vecchia data, l’appellativo di “Svizzera del Sannio” o “Cantuccio svizzero”. 
L’accostamento del paesaggio cusanese a quello svizzero può sembrare, a chi legge, una forzatura, ma chi conosce il posto sa che, oltre al paesaggio somigliante a quello elvetico, nello spazio di pochi chilometri si passa dal tepore della collina al rigore dei monti.

Ma i visitatori che giungono a Cusano Mutri hanno la possibilità, percorrendo soltanto pochi chilometri, di visitare anche:


-    - I resti di un monastero benedettino dell’undicesimo secolo, intitolato a Santa Croce, sulla provinciale Pietraroja – Sepino, proprio sul valico di Santa Crocella (1.219 m s/l/m), nei pressi dell’edicoletta, posta nell’ottobre 1960, con croce in pietra e lapide, sulla quale è scritto in latino: “crux parva ubi monasterium clarum” (piccola croce dove esisteva un illustre monastero). 
ss
Il Il valico  di Santa Crocella è una sella montana di grande suggestione paesaggistica  e si trova proprio sulla linea di confine tra i Comuni di Pietraroja e Sepino, tra le Province di Benevento e Campobasso e tra le Regioni Campania e Molise.


               Il passo di “Santa Crocella” salendo da Pietraroja (BN).

    Questo valico montano, posto a quota 1.219 m. s.l.m., dista circa 16 km da centro abitato di Cusano Mutri ed è sulla linea di confine tra:

              1) – due comuni (Pietraroja e Sepino),

              2) – due province (Benevento e Campobasso),         

              3) – due regioni (Campaia e Molise).

Il passo di “Santa Crocella” all’inizio della strada provinciale che scende a Sepino (CB). 




      L’edicoletta del passo di “Santa Crocella”, costruita per ricordare ai passanti che in quel punto venne realizzato dopo l’anno 1.000 un monastero benedettino intitolato a Santa Croce.


     Immagine ravvicinata dell’edicoletta posta nell’ottobre 1960, con croce in pietra e lapide, sulla quale è scritto in latino: “crux parva ubi monasterium clarum” (piccola croce dove esisteva un illustre monastero).  - (Foto di Angelo Torrillo)


I resti dell’antica Sepino in località Altilia, in territorio del comune di Sepino (CB), a circa 25 km da Cusano Mutri.

Secondo gli studiosi la città romana sorgeva nella pianura sottostante ed era chiusa, agli inizi del primo secolo a.C. da una cinta quadrilatera. Le quattro porte, oggi indicate coi nomi convenzionali di Boiano, del Tammaro, di Benevento e di Terravecchia, sono a un fornice, sormontato da teste di divinità, iscrizioni e statue di Barbari. Un teatro d’età imperiale presenta la cavea addossata alle mura. La città era attraversata da un tratturo, su cui si allineava il decumano; numerosi i mausolei identificati fuori della cinta.


Altilia, comune di Sepino (CB) – Resti di un’antica città romana del 1° secolo a.C..


Altilia, comune di Sepino (CB)


Altilia, comune di Sepino (CB)




Cusano Mutri (BN) - La località "Bocca della Selva" in inverno di notte (1.393 m s.l.m.).


Bocca della Selva sul versante beneventano, salendo da Cusano Mutri.


- I resti dell’antica Saepinum, in località Altilia nel territorio del Comune di Sepino (Campobasso)

- Bocca della Selva, località turistico – montana ormai molto nota, posta a circa 20 km dal centro abitato di Cusano Mutri, sul lato di Nord/ Ovest del Monte Mutria, a quota 1.393 m. s/l/m (quota del punto di sella cioè del punto più alto della strada panoramica Sud – Matese che attraversa il villaggio di montagna, ossia davanti al bar); la quota di Bocca della Selva, è la stessa quota della vetta più alta del Taburno. 

- Da Bocca della Selva, più avanti vi sono: 1) – il Lago del Matese,  2) – Campitello Matese, 3) – l’oasi WWF di Guardiaregia e Campochiaro.


  Lago del Matese in inverno. Il lago è ad oltre 1.000 m. s.l.m. e sulla destra 
  si vede il Monte Miletto (2.050 m s.l.m.), la cima più alta della Campania.






- A valle di Cusano Mutri si possono ammirare le artistiche ceramiche cerretesi e di San Lorenzello, prodotti dell'artigianato e prodotti tipici locali, tra cui vini ed oli genuini di gran pregio. 



Foto scattata a monte della vecchia strada provinciale Cerreto Sannita – Civitella licinio – Cusano Mutri, sopra “Pescu (o Piscu) mpis’” (che significa “macigno in bilico”), lungo il pendio del Monte Erbano.





ECCO CHI E’ “SCIPIONYX SAMNITICUS”, ALIAS “CIRO”, FOSSILE DI DINOSAURO TROVATO A PIETRAROJA (BN). 


“Scipionyx samniticus”, alias “Ciro”, fu rinvenuto verso la fine degli anni ‘70 da un paleontologo dilettante veronese, Giovanni Todesco, a Pietraroja (BN), paesello che con i suoi 832 metri sul livello del mare è il tetto della provincia di Benevento. Ma Todesco non lo riconobbe con certezza come dinosauro. Passarono gli anni e solo nel 1993 lo scopritore entrò in contatto col paleontologo Giorgio Teruzzi, del Museo di Scienze Naturali di Milano, che riconobbe “Scipionyx” per quello che è : un fossile di dinosauro! I locali (studiosi campani) confidenzialmente lo soprannominarono subito “Ciro”, ma solo da giovedì 26 marzo 1998, con la sua presentazione al Museo di Storia Naturale di Milano, in contemporanea con uno studio pubblicato sulla rivista “Nature", “Ciro” è diventato famoso in tutto il mondo e gli scienziati, imbarazzati nel chiamarlo così, gli hanno dato un nome serio, molto scientifico : Scipionyx samniticus. “Scipio” forse in onore di Scipione Breislak, un famoso geologo borbonico della seconda metà del 1700, il quale nel 1798 descrisse per primo i fossili di Pietraroja, mentre “onix” significa artiglio, ad indicare le tipiche estremità delle zampe con cui il bipede carnivoro afferrava la preda, che poi smembrava con la robusta dentatura. Infine “samniticus” si riferisce al Sannio, il nome latino della zona di Benevento e Pietraroja.


Fossile di cucciolo preistorico di dinosauro (“Scipionyx samniticus”, ai più noto come “Ciro”) rinvenuto verso la fine del decennio 1970 - 1980 sul Monte Civita di Pietraroja (BN), nel massiccio montagnoso del Matese. Lì l’animale preistorico visse 113 milioni di anni fa.

Apparteneva ad una specie molto simile ai temibili dinosauri carnivori denominati “velociraptor” e, come questi, anche“Ciro” apparteneva ad una specie che camminava sulle zampe posteriori ed era in grado di correre velocemente, proprio come si addice ad un abile predatore carnivoro.


“Scipionyx samniticus” è il primo dinosauro intero trovato in Italia e si tratta dell’unico dinosauro al mondo in cui siano visibili, oltre alle parti dure (ossa, denti, gusci), anche diverse parti molli, come l’intestino (con resti dell’ultimo pasto), il fegato, la trachea, gli occhi, la pelle e fasci di fibre muscolari del petto. Spiccano inoltre gli unghioni a mo’ di artigli.       


Scipionyx” visse 113 milioni di anni fa, nel Cretacico inferiore, il terzo periodo dell’Era Mesozoica, compreso tra 145 e 65 milioni di anni fa, in un ambiente di tipo lagunare, detto il “Mare della Tetide”, caratterizzato da gruppi di isole che molti milioni di anni dopo si sarebbero trasformate nelle nostre regioni.


Allora la temperatura media era più elevata di adesso, anche in considerazione del fatto che l’area dove sarebbe affiorata l’Italia si trovava quasi all’Equatore.

Insomma il clima era caldo, di tipo tropicale, con un ambiente simile a quello delle odierne isole Bahamas.


Il Parco Geopaleontologico di Pietraroja (BN), dove venne rinvenuto il fossile di cucciolo preistorico di dinosauro (“Scipionyx samniticus”, alias “Ciro”). Il Parco, posto ad 840 m. s.l.m. nei pressi del centro abitato di Pietraroja, è a circa 6 km (in linea d’aria) dal centro abitato di Cusano Mutri.

Secondo diversi scienziati, probabilmente travolto da un’onda di piena durante un’alluvione causata da un uragano, “Scipionyx”, proprio perché piccolo e debole per la sua tenera età, e quindi incapace di difendersi dalla furia degli elementi,  annegò e il suo corpo andò a depositarsi sul fondo limaccioso della laguna. 

Il corpo fu ricoperto da strati di sedimento (fine e vario materiale che nell’acqua si depositava sul fondo) e in quella specie di bara naturale priva di ossigeno e di batteri che lo facessero decomporre, il corpo del piccolo animale iniziò un lentissimo processo di pietrificazione, assieme allo stesso sedimento nel quale rimase imprigionato. Gli strati calcarei dov’era sepolto “Scipionyx”, poi, lentamente si sollevarono ed emersero dalle acque, fino a formare quelli che oggi sono i monti del Sannio.

Quando morì, “Scipionyx” aveva poche settimane di vita e misurava una cinquantina di centimetri di lunghezza (i resti fossili ovviamente meno, data anche la posizione che il piccolo animale assunse quando rimase pietrificato). 

Da adulto avrebbe raggiunto la  lunghezza di un metro e mezzo e il  peso di 15 - 20 chilogrammi. L’animale camminava sulle zampe posteriori e probabilmente era in grado di correre velocemente, proprio come si addice ad un abile predatore carnivoro.



CAMMINANDO PER SENTIERI E VECCHIE MULATTIERE SUI MONTI DI CUSANO MUTRI 


Riporto qui di seguito alcuni degli itinerari che consentono, percorrendo vecchi sentieri e vecchie mulattiere, di ammirare paesaggi di rara bellezza, in quell’anfiteatro naturale che è la conca di Cusano Mutri, circondata da una catena di monti che arrivano a sfiorare i 2.000 metri.

Forre di Lavello - Ponte del mulino (ovviamente ad acqua) di “Zì Fiore”

Sentiero ottenuto sistemando una vecchia mulattiera in montagna, in un bosco di faggi.



Monte Erbano - La "Piana del Campo", a circa 1.000 m s.l.m., lunga circa un km.

Strada mulattiera sul Monte Erbano



Papaveri in fiore nei pressi di una vecchia casa rurale


1)  - Percorrendo la strada provinciale da Cerreto Sannita per Cusano Mutri lungo il versante sinistro della gola del Titerno tra Mont’Erbano e Monte Cigno, a mano a mano che ci si avvicina all’ingresso della galleria del “Cigno”, si ha subito la sensazione di essere entrati in un paesaggio ben diverso da quelli di pianura e di collina che ci si è lasciati alle spalle. Superata poi la galleria ed entrati nella conca di Cusano Mutri, appare uno scenario suggestivo, con montagne molto elevate ed aspre, innevate per lunghi periodi, a volte dall’autunno alla primavera inoltrata.


2) -  Con l’apertura al traffico della galleria del “Cigno” non si passa più per la stretta e profonda gola di “Lavello”, denominata anche “canyon del diavolo” o “Colorado del Sannio”.
Prima che venisse realizzata la strada provinciale, la gola di “Lavello” si attraversava percorrendo una strada mulattiera che dalla conca cusanese, attraverso il ripido costone roccioso del Monte Cigno, tra burroni e strapiombi, a non molta distanza dal greto del torrente Titerno, consentiva, dopo circa 3 chilometri, di raggiungere località meno aspre in territorio di Cerreto Sannita. Da detta mulattiera, che può essere  riattivata, si può ancora oggi accedere ad una grotta che i briganti, nel decennio post-unitario (1860 - 1870), utilizzarono come rifugio sulle pendici del Monte Cigno.


3)  -  Un’altra grotta utilizzata dai briganti nel decennio post-unitario è la “Grotta delle Fate”, che si trova sul fianco orientale del Monte Civita di Cusano, in una stretta, profonda e suggestiva valle denominata “Caccaviola” (da acqua viola). La “Grotta della Fate”,  o “Grotta dei Briganti”, ben nascosta e inaccessibile, è alle spalle di “Pietraroja”, verso Nord/Ovest, sul versante destro (spalle alla sorgente del Titerno) del profondo “canyon” a monte di “Fontana Stritto”. Alla “Grotta” i briganti accedevano scalando la parete sottostante con ramponi e corde.


La famosa “Grotta dei briganti”  a monte di Fontana Stritto, sul versante destro del canyon.



Il 15 dicembre 1863 il generale Pallavicini, coadiuvato dal capitano Diaz, dopo alcuni giorni di assedio alla grotta, vi catturò il brigante Varrone e 6 suoi compagni, che vennero fucilati a Pietraroja sulla pubblica piazza dopo un rapido e sommario processo.



Foto scattata da  lontano con il teleobiettivo durante un’escursione alcuni anni dopo il 1980.

        Il sottoscritto (Emidio Civitillo) mentre manda su, legato ad una corda, materiale per fotografare ai due che sono saliti (con una certa difficoltà) nella grotta, scalando una parete rocciosa.


Pietro Iamartino dal bordo della grotta tira su il materiale per fotografare legato alla corda.



La famosa “Fontana Stritto”, sorgente naturale la cui acqua, molto leggera, fresca e leggermente alcalina (con pH = 8), ha proprietà terapeutiche.

“Fontana Stritto” si trova nella valle di Cusano Mutri a pochi km dal centro abitato, in direzione est. È sull’orlo del canyon di “Caccaviola” (da acqua viola) in cui scorre il Titerno, poco più a valle della “Grotta dei briganti” o “Grotta delle fate”.

Foto scattata da Sud verso Nord.


Il 15 dicembre 1863 il generale Pallavicini, coadiuvato dal capitano Diaz, dopo alcuni giorni di assedio alla grotta, vi catturò il brigante Varrone e 6 suoi compagni.

Ancora oggi alla base della parete rocciosa in cui si trova la grotta si possono trovare pallottole di fucile provenienti dai colpi sparati dai soldati assedianti, schiacciate sulla parete rocciosa e cadute alla base di quest’ultima.

Alla grotta si giunge percorrendo un sentiero che si snoda a mezza costa lungo il Monte Civita di Cusano, partendo dalla parte bassa della contrada Cerracchito. Il sentiero si trova di fronte a Fontana Stritto, ma a quota più elevata.

Attualmente alla “Grotta delle Fate” si può giungere ancora più facilmente e in minor tempo percorrendo una carrareccia che parte dalla strada panoramica Sud-Matese, poco oltre “Fontana Tasso”, quando si sale a Bocca della Selva. Imboccata la carrareccia si scende con un fuoristrada fino alla località “Piana della Mitria”, passando per le “Maccatore”. Poi si procede a piedi fino alla grotta.


4) -   Percorrendo la mulattiera che dalla parte alta di contrada Cerracchito, un po’ oltre contrada San Felice,  consente di raggiungere la località “Maccatore”, posta a Nord/Est della Civita di Cusano, è possibile raggiungere dei luoghi molto panoramici dai quali si domina l’intera valle. Si tratta di luoghi come la “sommità della Civita di Cusano” e l’area della “miniera di bauxite abbandonata”.

Percorrendo sempre la stessa mulattiera, attualmente migliorata e percorribile con fuoristrada,  è possibile raggiungere, molto più su, alcune sorgenti perenni di buonissima acqua potabile.

Molto nota è anche la mulattiera della “Costa del Monaco”, che, dalla pedemontana contrada San Felice, consente di salire a “Fontana Paola” e a “Fontana Vertolo”, superando un dislivello di circa 600 metri.

Salendo lungo la “Costa del Monaco”, oltre ad ammirare un bellissimo paesaggio, è possibile visitare l’antica “tana dell’orso” e la “grotta di fra Roberto”, in cui si trova una piccola sorgente.


5) -  Dal borgo rurale di “San Felice”, salendo in direzione Nord/Ovest, si può andare sopra le “Macchie”, ad una quota di oltre 1.200 metri sul livello del mare. Dalla “Selva”, posta alle pendici delle “Macchie”, bisogna procedere a piedi o a dorso di mulo e salire lungo l’antica mulattiera. A mano a mano che si sale in quota, si può ammirare un panorama sempre più vasto, che si estende oltre la conca cusanese, fino a comprendere i territori dei Comuni della valle telesina.

Continuando a salire, si raggiungono località come “Pesco Lombardo” (1.567 m s/l/m)   e  “Monte Pastonico” (1.640 m s/l/m).


6) -  Merita di essere menzionato anche il sentiero che da “Bocca della Selva” consente di raggiungere, dopo poco più di un’ora di cammino, la sommità della cresta del Monte Mutria, denominata “Mutricchio” e posta a 1.823 metri s/l/m.

Dalla cresta del Monte Mutria si possono osservare il Lago del Matese, Benevento (specie le sue luci, di notte), Campobasso e, in ogni direzione, un vastissimo panorama che ha sempre attratto gli escursionisti.





DA BOCCA DELLA SELVA ALLA VETTA DI MONTE MUTRIA - PERCORSO.

Bocca della Selva è una località sciistica che può essere raggiunta percorrendo la provinciale che da Cusano Mutri porta fino all’incrocio per Sepino e Morcone, proseguendo, poi, con le direttive dei segnali stradali.

Giunti a Bocca della Selva, bisogna seguire la strada a destra del ristorante che, più avanti, diventa un tratturo.


Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" di Cusano Mutri

Durante la prima parte del cammino si passa nella faggeta, popolata da lepri, scoiattoli, cinghiali, lupi; da ghiandaie, poiane e falchi; ricca di frutti di bosco.


Foto scattata dal Monte Mutria (sopra Bocca della Selva) in estate. In lontananza si vede, in direzione Nord-Ovest, il   Lago del Matese” e alla sua destra il Monte Miletto (2.050 m s.l.m.), la cima più alta della Campania.


Si attraversa un luogo definito “Cinque denari”, perché presenta, fatto insolito, in una radura solo cinque gruppi di faggi, disposti a regolare distanza, a simulare la carta del 5 di denari.

In località “ Selvetella”, invece, si osservano ancora oggi due grandi cavità formatesi in seguito al brillamento di due bombe, inesplose durante il II Conflitto Mondiale.

Man mano che ci si avvicina alla cima, il paesaggio diventa desolato, fatto solo di rocce e di una scarsa prateria. Arrivati in cima si apre ai nostri occhi una distesa fiorita di rara bellezza, dove è possibile osservare zafferano alpino, l’orchidea dei pascoli, il fiordaliso montano ed anche la stella alpina.
Una volta sulla vetta, la fatica viene ripagata da una incomparabile panorama: la vista spazia dal Molise alla Campania all’Abruzzo e ci permette di scorgere il lago del Matese e le cime di Monte Miletto, la Gallìnolala Maiella, il Vesuvio e, in una giornata limpida, Benevento e anche Napoli con il suo mare.

E’ molto frequente l’incontro con pastori che portano al pascolo le pecore, le mucche e i cavalli. Il percorso è un po’ faticoso, si impiegano circa due ore, ma alla fine vi sentirete soddisfatti per aver avuto la volontà e il coraggio di salire a 1.823 m di altitudine.

Per devozione a San Antonio su questo monte è stata costruita un edicola con la statua del Santo ed ogni anno si celebra l’Eucarestia prima di ferragosto.

  


DA  CERRACCHITO  DI SOPRA ALLA CIVITA DI CUSANO – PERCORSO.


Partendo da San Felice, una contrada nelle vicinanze di Fontana Stritto, giungiamo a contrada Cerracchito; dopo aver lasciato l’auto, si segue una strada non asfaltata che si inerpica per 3 Km. tra massi rocciosi  da cui spuntano ginestre e cardi.
Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" di Cusano Mutri

Attenzione perché qualche vipera potrebbe venir fuori dalle rocce!

Lungo la strada, prima di arrivare alla Civita, c’è la deviazione che porta alla ”Grotta  del Mortaio”.

Entrando si nota un piano roccioso staccatosi dalla parete che riporta iscrizioni e diversi disegni.

Secondo la leggenda, la freccia che si osserva indicava la casa del Capo delle Guardie Nazionali (del quale i probabili briganti osservavano le mosse).

Proseguendo, poi, per la Civita si giunge in cima e ci si trova in una vasta distesa fiorita con bucaneve e narciso (in marzo) e poi tarassaco, crespino, ginestra, calendula, dente di leone, campanule, cipollaccio; da qui si osserva la valle di Cusano e la Civita di Pietraroja.



DALLA CIVITA DI CUSANO ALLA MINIERA ABBANDONATA  DI  BAUXITE – PERCORSO. 

Dalla Civita, passando per “Maccatore” (da maccaturo: “fazzoletto” di terra coltivata), si raggiunge la vecchia Miniera di Bauxite. Il tratturo si snoda in una zona impervia; quindi, cautela! Anche per la possibilità di imbattersi in qualche rettile, più o meno amico!

Fino agli inizi degli anni ’60 era presente una teleferica (attiva fino al 1936) con la quale veniva portato a valle il materiale estratto. 

La Montecatini ha gestito l’impresa mineraria fino a quando non ha ritenuto opportuno abbandonarla perché improduttiva.

E’ severamente vietato l’accesso alle gallerie perché le strutture sono poco stabili e perché ormai sono ricovero di molti animali (tra cui pipistrelli) e, probabilmente, anche di qualche grande mammifero.

Interessante è osservare il luogo d’accesso alle gallerie, la vecchia santabarbara e le strutture di questo antico complesso da considerare come un sito di “archeologia industriale”.





DA CIVITELLA LICINIO A FONTANA DEL CAMPO - PERCORSO

Partiamo dall’abitato di Civitella e, salendo attraverso la stradina che passa davanti alla chiesa della Madonna della Neve, ci ritroviamo in un fitto castagneto.
Seguiamo la strada sterrata - a tratti ripida – costeggiata da erica e ricca di viole, mammole e ciclamini.


Altra immagine (questa volta estiva) della "Piana del Campo", sul  Monte Erbano. (È lunga circa un km ed è a circa 1.000 m s.l.m., tra boschi di faggi).

Se avete l’occhio attento, non muovetevi e state in silenzio: scorgete una ghiandaia, un merlo, un pettirosso, o farà capolino qualche scoiattolo.

Vivono in questo luogo anche delle volpi.


Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" di Cusano Mutri


Dopo circa un’ora e mezza di cammino, giungiamo al Campo (a quota 1.233 metri s.l.m.), che si trova in una leggera depressione e si apre ai nostri occhi un’ampia distesa fiorita: tarassaco, fumaria, bugula, erba croce.
Proseguendo il cammino sarà facile imbattervi in animali al pascolo, soprattutto mucche e cavalli.
Dopo mezz’ora circa, giungiamo a Fontana del Campo con le sue ottime acque fresche e limpide. La Fontana è in pietra con – inciso – lo stemma di Cusano che riporta tre campanili e non le torri come nelle altre raffigurazioni. Poco lontano si osserva un masso con la Q, antico simbolo del paese.



DA CAMPO A CALVARUSE – PERCORSO.
Partendo dal Campo, possiamo incamminarci per Calvaruse. Bisogna essere ben attrezzati perché la strada è lunga. Infatti il tempo necessario per fare questo tragitto è di circa 4 ore.
Se vi appostate in silenzio sotto un albero, potrete udire lo scricchiolio di una ghiandaia o il verso di un cornacchia; se siete fortunati, potrete scorgere qualche cinghiale o un tasso.
In questo luogo vivono anche le volpi, le donnole e le lepri.


Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" di Cusano Mutri


Gli alberi che s’incontrano sono in prevalenza il faggio, ma anche l’acero montano, il carpino orientale e il cerro. La zona è ricca di cespugli di agrifoglio e di pungitopi e durante la primavera si trovano bucaneve, rose canine, ciclamini e viole … . Il territorio è ricco di frutti del sottobosco.
In vari punti del percorso, dove la vegetazione è più rada, il panorama abbraccia la Valle Telesina.
Durante la passeggiata s’incontra una lieve depressione definita “Il Fosso del Calcagno”, dove, secondo la leggenda, le streghe si riunivano a danzare, tanto da far abbassare il livello del terreno. Sempre secondo la leggenda, poco lontano c’è la “Fontana Ianara”, luogo in cui le streghe si riunivano a bere; era situata in un luogo diverso ma, in seguito ad una frana, si è ritrovata nella posizione attuale.
“Nonno Giovanni” ci racconta che, da voci di anziani cusanesi, questa Fontana, molto rinomata per le sue acque, possedeva addirittura rubinetti di bronzo, inghiottiti poi dalla frana.


DA “PESCO APPESO“ (in dialetto locale: Pescu o Piscu 'mpis', ossia “macigno in bilico”) ALLA GROTTA CHIUSA (GROTTA DEI BRIGANTI) – PERCORSO.


La Grotta Chiusa, meglio conosciuta come “Grotta dei Briganti”, può essere raggiunta dal Torrente o dalla Madonna della Libera. Per raggiungerla dal Titerno si deve imboccare il sentiero che si incontra nella località Pesco Appeso.
Giunti nell’alveo del Titerno, si attraversa il torrente e si scorge sulla destra la mulattiera che porta a Monte Cigno.
Il monte, arido e ripido, presenta aspetti del paesaggio carsico, con inghiottitoi, doline, canali e cunicoli sotterranei, grotte e caverne. 
Si incontrano lungo il cammino picchi calcarei che si elevano a guisa di obelischi sagomati a stele, a statue, a piccole guglie che danno a questa località un aspetto pittoresco e maestoso.

Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" di Cusano Mutri


Querce e lecci, insieme a ginestre e rovi, popolano i fianchi del monte che è rifugio di tassi, lepri, vipere e serpenti.
A circa 500 metri dalla valle e quasi a 200 metri al di sotto della Rocca del Cigno, si trova una grande grotta con l’entrata verso le ultime sporgenze che si presentano a picco.
L’ingresso, stretto e sinuoso, obbliga il visitatore a prostrarsi completamente per entrarvi, strisciando lungo un tratto di circa 3 metri.
Una volta superato, si scorge il primo cunicolo che si allarga a forma di imbuto e dà accesso ad una sala.
Quest’ultima, dal lato sinistro, è fortemente accidentata con fossati più o meno profondi; dal lato destro, invece, prende la forma di un androne dalla cui volta pendono numerose stalattiti di colore ocraceo e poliformo: svelte e sottili alcune, mammellonari altre.
Il terreno è fangoso, le stalattiti che pendono dalla volta sono pungenti e obbligano a curvarsi. C’è una specie di loggiata con panneggiamenti calcarei mentre si notano, a destra, delle stalagmiti a forma di anfore.
Attraverso poi uno squarcio nella roccia, si accede ad una seconda sala, anche questa ricca di stalattiti e stalagmiti, che qua e là si congiungono formando colonnati e pilastri. Queste si presentano più o meno grandi nelle caverne dette “La Cattedrale” e “Il Coccodrillo”.


Interno della “Grotta dei Briganti” sul Monte Cigno.
Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" 
di Cusano Mutri.


Interno della “Grotta dei Briganti” sul Monte Cigno.
Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" 
di Cusano Mutri.


Interno della “Grotta dei Briganti” sul Monte Cigno.
Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" 
di Cusano Mutri.


Sezione della “Grotta dei Briganti” sul Monte Cigno.
Da “Avventura Verde” – Scuola media statale  "J. F. Kennedy" 
di Cusano Mutri.

E’ un affascinante percorso che viene offerto ai più esperti che, ben equipaggiati, possono affrontare le numerose difficoltà che presenta.   



Prosciutto di Cusano Mutri mentre viene preparato per l’assaggio.
Manifestazione carnevalesca “Il ricco e il povero”



GLI APPUNTAMENTI DELLA TRADIZIONE
a Cusano Mutri (BN)

6 dicembre
Festa di S. Nicola – Patrono
16 marzo
Ricorrenza di nascita e morte di “Zi monæch’ Sant’, Fra Carlo di San Pasquale    
Martedì di Pentecoste
Festa di S. Maria
2ª domenica di maggio
Festa di San Giuseppe  
24 giugno
Festa di San Giovanni  
29 giugno
Festa di S. Pietro  
2 luglio
Festa di Maria SS. Delle Grazie  
2ª domenica di luglio
Festa di S. Pasquale   
16 luglio
Festa della Madonna del Carmine  
26 luglio – a Civitella Licinio
Festa di S. Anna  
5 agosto  - a Civitella L.  
Festa della Madonna della Neve…  (ogni sette anni festeggiata in modo solenne)
2ª domenica di agosto
Festa di S. Antonio  
16 agosto - Civitella L.
Festa di S. Rocco  
22 agosto
Festa di S. Lucia  
Domenica successiva al ferragosto
Festa di S. Rocco a Cusano centro
24 agosto - a Civitella L.
Festa di S. Bartolomeo  
8 settembre 
Festa di Maria SS. Del Rosario - Madonnella   
3ª domenica di settembre
Festa dell’Immacolata Concezione  
Martedì di Pentecoste e giorno della SS. Trinità
Processione della Madonna del Rosario  
3 agosto
Processione della Spina Santa al Calvario      
Giorno del Corpus Domini
Infiorata    
Nella settimana successiva al ferragosto
Corsa delle carrozzelle   
24 aprile – 1° maggio
Sagra dei prodotti tipici locali   
Ultima decade di settembre
Sagra dei funghi   
Ultimo fine settimana di ottobre - a Civitella L.
Sagra delle castagne   
Prima settimana di gennaio
Presepe vivente  
Venerdì Santo
Passione vivente  
Ultimo di Carnevale
Carnevale - scenette e giochi tradizionali   
Ultimo sabato e domenica di ogni mese
Mercato prodotti tipici  
Tutte le domeniche
Mercato paesano   



                    
Emidio Civitillo - Cusano Mutri (BN)

emidiocivitillo@gmail.com


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