lunedì 30 novembre 2015

Cusano Mutri (BN) e le sue miniere di bauxite



Lo sfruttamento delle miniere di bauxite di Cusano Mutri iniziò nel 1922 e  venne realizzata una imponente teleferica.



BREVE RIASSUNTO DELLA STORIA DELLO SFRUTTAMENTO DELLA BAUXITE A CUSANO MUTRI (BN)

I fianchi del Monte Mutria racchiudono una imponente massa di bauxite, che rivela al saggio un contenuto di alluminio fino al 75% ed oltre. La consistenza del minerale – si dice – non è stata però mai compiutamente studiata ed accertata.


Gli strati rocciosi contenenti il minerale (la bauxite) da cui si ricava l’alluminio, affiorano spesso in superficie e da sempre, dal loro colore rosso più o meno intenso, vengono chiamati le “pietre rosse” dalla popolazione locale, specialmente da quella che frequenta le zone montagnose.





Le miniere sono state tenute in concessione dal più grande complesso industriale italiano: la Montecatini S.p.A..

Però prima di appartenere alla Montecatini S.p.A., la bauxite del Monte Mutria aveva già una storia.

Cusano Mutri (BN), vecchia foto da Ovest  del 1958 
Col tratteggio di colore bianco risulta evidenziato il percorso della teleferica lunga 3.300 m realizzata nel 1922, con la quale veniva trasportata la bauxite dalle miniere del Monte Mutria fino alla località “Pezzalonga”, in contrada Triterno, nei pressi della strada provinciale Cusano Mutri – Cerreto Sannita.
A causa della materia prima (bauxite) proveniente dall’estero a minor costo, le miniere del Monte Mutria non furono più di conveniente sfruttamento e la teleferica venne smontata e il metallo (corde d’acciaio, piloni, carrelli, ecc.) venne rottamato nel 1963.




La prima concessione per lo sfruttamento minerario del Monte Mutria fu data dal Comune di Cusano Mutri nel 1902 all’ingegnere Michele Monti, il quale si obbligò a corrispondere un canone annuo di ben lire mille, pari a circa 7 milioni di lire dell’anno 2000, secondo un calcolo tratto una tabella di valutazione convenzionale, che consente calcoli approssimativi.



Parte ravvicinata dell'immagine precedente del 1958



Dopo tre anni il Monti desisteva dall’impresa, rivelatasi troppo complessa per le proprie disponibilità finanziarie (il Monti – si commentò   si era incontrato con un “monte” più grosso di lui!).


Seguì una lunga stasi e solo nel 1921 la società “Monte Mutri”, costituita dai fratelli Mazza, ottenne una nuova concessione.




Foto da Ovest - Resti del terminale della teleferica a monte con tramogge di carico della bauxite da trasportare a valle.

Foto da Nord - Resti del terminale della teleferica a monte.


Nel 1922 la “Monte Mutri” divenne società per azioni a carattere regionale, con un capitale di due milioni e trecentomila lire.
Venne iniziato lo sfruttamento e venne costruita una teleferica della lunghezza di circa 3.300 metri, capolavoro di ingegneria industriale, con la quale si trasportava il minerale scavato dal Mutria fino al fondovalle di Cusano Mutri, in località “Pezzalonga”, vicino alla strada comunale “Madonna delle Grazie”, in Contrada Triterno, nei pressi della strada provinciale Cusano Mutri – Cerreto Sannita.


Foto da Nordest - Resti del fabbricato che venne costruito nei pressi del terminale a monte e utilizzato per meglio curare sia i lavori di scavo che il funzionamento della teleferica.

I resti del fabbricato in una foto da Sud verso Nord


Anche quella volta l’impresa si rivelò troppo grande per i mezzi disponibili e la società fallì miseramente nel 1936.
Dal 1939 la Montecatini S.p.A. fu la nuova concessionaria del giacimento, che mantenne però in “posizione ausiliaria” per oltre 20 anni. Alla fine la Montecatini ritenne di non poter convenientemente sfruttare il giacimento a motivo dell’alto costo del trasporto dal luogo di scavo a quello di lavorazione, che si trovava a Porto Marghera (Venezia).


Altra immagine dei resti del fabbricato appena visto.


La bauxite di Cusano Mutri, una volta trasportata a valle con la teleferica, veniva poi trasportata con autocarri a Napoli, da dove raggiungeva Porto Marghera (Venezia) via mare con la nave.

Il trasporto era pertanto lungo, laborioso e soprattutto assai costoso, per cui il minerale proveniente dall’estero a prezzo decisamente più vantaggioso portò all’abbandono del minerale del Mutria. 


Resti dell'ultimo pilone della teleferica nei pressi del terminale a monte.


Altra immagine dei resti dell'ultimo pilone 


Veduta dall'ultimo pilone verso Sudest. È ben visibile anche la strada sterrata carreggiabile che sale dalla contrada Cerracchito alla località “Maccatore”, il cui terreno montano era una volta accuratamente coltivato. 







Resti della polveriera (detta anche santabarbara), in cui veniva custodito l’esplosivo da utilizzare nelle miniere per l’estrazione della bauxite.







Ingresso di una miniera da cui veniva estratta la bauxite.






Altri ingressi di miniere.


La teleferica, ormai in disuso da molti anni e destinata a rimanere inutilizzata, nel 1963 venne smontata e il metallo (corde d’acciaio, piloni, carrelli, ecc.) venne rottamato.

Colpisce ancora oggi il fatto che le basi di cemento dei possenti piloni della teleferica, a distanza di poco meno di un secolo, non mostrino il benché minimo segno di deterioramento e risultino ancora intatte, a conferma dell’eccellente materiale usato per costruirle.

                                                                 Emidio Civitillo

Nessun commento:

Posta un commento